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Archivio per la categoria ‘Libri’

Per me l’unica gente possibile sono i pazzi.

15 novembre 2011 Commenti chiusi

 “Perché per me l’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano, come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno Oooohhh!”
Jack Kerouac

Perché le storie non sono mai semplicemente bianche e nere

28 aprile 2011 Commenti chiusi

Dopo aver letto Inside Wikileaks, Hacker il richiamo della libertà e Codice libero; tre libri riguardanti il connubio tra nuove tecnologie, software libero e libertà di informazione, sono ritornato ai noir. La scelta è caduta sullo scrittore e traduttore cinese Xiaolong, di cui ho già letto Visto per Shanghai, e sul suo ultimo libro edito da Marsilio: Di seta e di sangue.

In questa nuova saga Chen, ispettore capo della polizia di Shanghai, è alle prese con un serial killer incline ai simbolismi. Il mesterioso assassino riveste infatti le sue vittime (tutte ragazze intrattenitrici all’interno di locali) con un qipao (elegante abito della tradizione mandarina), le lascia scalze, senza biancheria intima e le abbandona in strada a distanza di una settimana l’una dall’altra.
Una situazione imbarazzante per la polizia di Shanghai e per il Partito. Shanghai non si è infatti mai trovata davanti a casi di delitti commessi da un omicida seriale: quelle “sono cose che accadono solo in un paese decadente e capitalista come l’America”. Le indagini, suo malgrado, sono affidate a Chen Cao, poliziotto che ha studiato letteratura inglese all’università ed è finito a fare il poliziotto “perché la scelta personale di un lavoro non era possibile nella Cina in cui è cresciuto”.

Nel corso della sua indagine l’ispettore capo Chen tratteggia i cambiamenti avvenuti nella società cinese scovando il movente del killer proprio nel recente passato dell’era Post-mao. Un bel romanzo, pieno di citazioni e proverbi, che serve a scavare nei meccanismi politici e nella società della Cina moderna in preda alla corruzione endemica e ad affrontare la questione bruciante delle ferite lasciate aperte dalla Rivoluzione culturale.

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[Libri] L’ultimo sparo

28 febbraio 2011 Commenti chiusi

L’assurda campagna promossa dal’assessore alla cultura del Comune di Venezia, secondo cui i libri di tutti i firmatari dell’appello per la scarcerazione di Cesare Battisti del 2004, avrebbero dovuto essere rimossi dagli scaffali delle biblioteche comunali del veneto ha sorto effetti pure sulla mia persona.
Non ci ho pensato infatti due volte ad andare in libreria ed acquistare “L’ultimo sparo. Un «delinquente comune» nella guerriglia italiana”. Un romanzo “fuorilegge” di Cesare Battisti, edito da DeriveApprodi.
Ringrazio quindi Speranzon, per avermi invogliato alla lettura di questo bel romanzo che, probabilmente senza le sue sparate sulla lista nera di #rogodilibri, non avrei mai letto. Per buona pace dell’autoproclamatosi paladino della cultura antiterrorista, faccio pure presente che nella mia libreria posseggo molti dei libri che vorrebbe censurare e alcuni degli autori di questi libri fanno parte della cerchia dei miei scrittori preferiti (da Carlotto a Cacucci a Philopat passando per le avventure del Gorilla).

Il libro è introdotto da una bella introduzione di Evangelisti che contestualizza la storia poi evocata da Battisti:
“È molto difficile rievocare l’atmosfera di quegli anni, in Italia, e far capire perché la suggestione della lotta armata riuscisse a conquistare tanti adolescenti. Un contesto culturale asfittico, in cui le vie di fuga erano dominate per intero dal modello americano; una classe politica screditata come poche e destinata, di lì a quindici anni, a soccombere sotto il peso della propria corruzione; una serie interminabile di stragi impunite, messe in atto per puntellare il sistema e invocare soluzioni di forza; un fascismo strisciante e insidioso, fatto più di cinismo che di prese di posizione ideologiche, più di ottusità e di resistenza al cambiamento che di nostalgie”.

Pure essendo un romanzo, il libro ha certamente uno sfondo autobiografico. Ha il pregio di immergersi nella quotidianità della vita dei protagonisti, portando alla luce le suggestioni e le convinzioni che li guidarono alle loro scelte di intendere la militanza politica.
Grande pregio di questo libro è inoltre la franchezza con la quale l’autore narra gli avvenimenti e la capacità di analizzare in modo molto onesto situazioni che in fin dei conti hanno posto le basi della storia recente dell’Italia:
“Le storie che finiscono con la pretesa di aver compiuto le premesse del principio appartengono alla demagogia dei vincitori. I vinti, solitamente, se le trascinarono fino nella tomba. Io invece, la mia me la sono scrollata di dosso.
Espulse le cellule cancerogene, la guarigione germoglia.
Non so precisamente quando né cosa mi ha spinto a dare una svolta alla mia vita, ma in qualche modo devo essermi reso conto che ero giunto al capolinea, e questo mi ha salvato. Sono venuto fuori dal budello mortifero in cui mi ero cacciato con un semplice mutamento dell’angolo dal quale osservavo le cose. Sembra impossibile, ma succede”.

J.A.S.T – Un serial tv fatto di carta

3 febbraio 2011 Commenti chiusi

J.A.S.T è un avvincente racconto che ha come caratteristica quella di essere strutturato e narrato come una serial televisivo. Una spy tale suddivisa in tre volumi racchiusi in un bellissimo cofanetto e formata da 9 episodi della durata di circa 40 minuti ciascuno.
Un esperimento narrativo ben riuscito, la cui forza sta sia nella formula, sia nei contenuti narrati.
Dall’Afghanistan al Libano, da New York a Boston, da Roma a Bologna spaziando dagli anni 80 fino al nuovo millennio. Chi ha letto la “triologia sporca dell’Italia” di Sarasso (Confine di stato, settanta e United we stand) ritroverà gli elementi caratterizzanti di quella storia: inseguimenti, sparatorie, stragi, spie, imbrogli e naturalmente segreti di stato.

In J.A.S.T il filo conduttore del romanzo è un intrigo internazionale che riguarda il furto di alcuni importanti documenti che non dovrebbero neanche esistere e invece sono conservati in una base militare del New Jersey che si intervalla con dei flashback nei quali viene raccontato il passato dei quattro agenti segreti protagonisti della storia.

In attesa di una nuova stagione di J.A.S.T o di una trasposizione in formato televiso qui c’è il link all’intervista che Sarasso ha rilasciato alla bellissima trasmissione Tabula rasa in onda su Radio Onda Rossa il lunedì alle 21.

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[Libri] Disoccupate le strade dai sogni – La vita di Ulrike Menihof

9 gennaio 2011 Commenti chiusi

“Spegnete la luce pensava Ulrike
che la foresta più nera è vicina,
ma oggi la luna ha una faccia da strega
e il sole ha lasciato i suoi raggi in cantina”

Incubo anno zero di Claudio Lolli
(dall’album Disoccupate la strade dai sogni)

Disoccupate le strade dei sogni è un documento davvero straordinario dove l’autore ricostruisce e contestualizza la vita e le scelte di Urlike Meinhof, una delle fondatrici delle RAF (Rote Armee Fraktion) e “testa pensante” del gruppo: dall’infanzia nel Terzo Reich alla lotta del movimento studentesco del ’68, dal confronto con la grande macchia dei crimini nazisti alla carriera nella rivista Konkret, dall’impegno sociale e politico all’incontro con Andreas Baader, dalla clandestinità fino al presunto suicidio nella prigione-lager di Stoccarda nel 1976.

Un percorso davvero incredibile che il giornalista tedesco Alois Prince ripercorre senza trincerarsi dietro i paraocchi dei giudizi di merito, e con buone dosi di sensibilità e rispetto. Anche verso chi ha perso e ha pagato.
“Il solo fatto di voler capire può essere considerato un tacito consenso alle azioni dei militanti della RAF?” (p.7)
Da questo approccio ne viene fuori una biografia intensa, drammatica e a tratti commovente.
Un libro indispensabile per capire il contesto e la situazione storica all’interno della quale Urlike Meinhof e molti altri hanno maturato le loro scelte radicali.
Avere tra le mani questo libro, proprio in questo periodo dove i media meanstream italiani fanno del gran blaterare sul caso Battisti dà un sapore ancora più particolare a questa lettura. Vedendo i contenuti di questi servizi, appare sempre più necessaria la lettura di libri come questo, dove l’approfondimento e la contestualizzazione storica delle vicende raccontate rappresenta l’elemento cardine del file rouge narrativo.

[Letture] La strada – Non c’è storia e non c’è futuro

9 gennaio 2011 Commenti chiusi

La strada di McCarthy è il primo libro che mi ha accompagnato in questo 2011. Un romanzo breve, con un ritmo lento, ma allo stesso tempo intenso e coinvolgente.
L’autore ci mostra la sofferenza e l’orrore di un mondo apocalittico: una catastrofe nucleare ha spazzato via la maggior parte delle persone sulla terra e pochi superstiti si aggirano spaventati nella cenere, affamati e nemici tra di loro. Tra questi, i protagonisti del romanzo; un padre e il suo bambino, uniti dall’amore reciproco, che viaggiano in direzione dell’oceano portandosi dietro un carrello della spesa con i beni di prima necessità.
La peculiarità di questo romanzo è quella di dire molto senza far sapere nulla. Non ci sono punti di riferimento, la trama si potrebbe sviluppare in un luogo qualsiasi e pure dei protagonisti non sa quasi niente, nemmeno i nomi.
Potrebbero essere chiunque, esseri umani senza passato né futuro.

Una narrazione straziante, che in modo molto crudo ci porta a riflettere sul senso dell’essere uomo, della sua genesi e di quello che resterà “alla fine”.
“Su questa strada non c’è benedetta anima viva. Sono scomparsi tutti tranne me si sono portati via il mondo.
Domanda: che differenza c’è fra ciò che non sarà mai e ciò che non è mai stato?”

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[letture] Gli sbirri hanno sempre ragione

16 ottobre 2010 2 commenti

Il titolo di questo libro di André Héléna, quando l’ho scoperto negli scaffali di virtuali di anobii mi ha subito incuriosito.
Pure l’abstract mi pareva contenesse tutte le premesse per una lettura interessante:
“Se ero un malvivente, oggi, e nient’altro che un malvivente, è perché la giustizia l’aveva voluto. Aveva fatto di me un bandito, cioè un uomo costretto a presentarsi periodicamente ai controlli di polizia, un uomo a cui le grandi città erano chiuse, il lavoro rifiutato. E ovviamente prima d’incontrare qualcuno che ti aiuti a rialzarti, che abbia pietà, un briciolo di pietà…!
Il mio libretto era un certificato di disonestà. Affermava implicitamente che ero un tipo pericoloso, uno da sorvegliare, una canaglia difficilmente correggibile. Perché non dare ragione ai giudici e riprendere la vita di un tempo, ma sotto copertura – o quasi –  della polizia?”.

Forse mi son creato troppe aspettative. Seppur abbia trovato la tematica molto interessante e assolutamente di stretta attualità, la lettura non è stata fluida e la la trama poco avvincente, in alcuni passaggi quasi scontata.
Al di là di questi aspetti, sono comunque contento di aver letto questo libro e spero molti altri lo facciano.
Dopo aver letto gli sbirri hanno sempre ragione, magari una persona in più inizierà a farsi delle domande ad insinuare dubbi a mettere in discussione le versioni “ufficiali” e come scrive André Héléna nella sopraccoperta della seconda edizione:
“Non si farà più credere a nessuno che quando un detenuto arriva chiazzato di ecchimosi e con il viso sanguinante nel gabinetto del giudice istruttore, che il più delle volte guarda a ciò con indifferenza e accoglie sempre la spiegazione della polizia, che l’imputato, dico io, sia ogni volta caduto per le scale. No. Le randellate della polizia esistono. Io lo so. Ho visto detenuti arrivare in gabbia in uno stato tale chi il sorvegliante capo manifestava le sue riserve. Ho sentito uomini urlare sotto i colpi.”
Purtroppo di questi casi ne conosciamo molti.
E non serve aggiungere altro.

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[Letture] Personne n’est illégal-e

9 agosto 2010 Commenti chiusi

Riprendo le recensioni dei libri con "I dannati del lavoro" a cura di Renato Curcio (Sensibili alle foglie).

Un libro di fabbricazione collettiva frutto di una ricerca qualitativa dove i protagonisti sono i migranti e le loro storie.
Brani di esperienze reali che fungono da occasione per una riflessione
critica, dove l’immigrato non è solo una persona costretta a lasciare il
proprio paese per ragioni di povertà o guerra, ma è soprattutto una
persona che porta se stessa, le proprie energie intellettive, fisiche,
affettive e il proprio bagaglio culturale al confronto con la società
nella quale arriva.
Un testo che mette inoltre in evidenza le
discriminazioni che i migranti subiscono nel mondo del lavoro, i
dispositivi di razzismo culturale e quelli delle leggi che regolano la
"fortezza Europa".
Da leggere assolutamente! 

 

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Libri e informatica al cs()a il Molino di Lugano

13 settembre 2009 2 commenti

Come già segnalato da om, dal prossimo week end, presso il cs()a il molino di Lugano inizierà la rassegna libri "caratteri resistenti"
Qui il flyer con il programma delle serate:

A partire da mercoledì 30 settembre riprenderanno pure le serate del Laboratorio di informatica popolare. Sul blog potete già trovare il programma con le date delle varie serate.
Nei prossimi giorni saranno disponibili pure il manifesto e i pieghevoli 2009 da spacciare in giro.

Ricetta nociato & playlist letture

24 agosto 2009 Commenti chiusi

Erano belli i tempi quando trascorrevo le mie giornate in ufficio passando metà delle ore lavorative ad aggiornare euro08.noblogs.org.
Dove sto lavorando ora non ho la possibilità di connettermi alla rete. Così mi tocca lavorare al pc la sera e purtroppo non riesco a fare tutto quello che vorrei.

Come promesso ecco la ricetta del nociato.
È semplicissima! Una volta terminato di fare il nocino [vedi qui], al posto di gettare le noci e gli altri ingredienti che avete filtrato, li lasciate nel vostro contenitore e ci aggiungete del vino rosso (io uso il chianti). La quantità di vino inserita deve essere uguale a quella della grappa precedentemente usata per fare il nocino.

Lasciate il tutto al sole per 40 giorni e successivamente fate filtrare il tutto (con i filtri del caffé). In seguito, per ogni litro di vino inserito, fate scioglere 125 gr di zucchero in 2 dl di acqua calda.
Unite il tutto ed imbottigliate.

Se usate altre ricette per nocino e nociato fate sapere! Con la grappa che distillerò ad ottobre, l’anno prossimo mi piacerebbe provare a sperimentare nuove ricette.

Già che ci sono aggiorno pure la playlist dei libri letti in queste settimane.
Pillole anarchiche di Mauro Orrico. Qui trovate una bella recensione a cura di kernel-panic
Nicolas Eymerich, inquisitore di Valerio Evangelisti
Borromeo underground di Ernesto Lunati. Qui la recensione di nero
I viaggi di Mel di Marco Philopat
 

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