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Archivio per la categoria ‘Riflessioni’

Ritorno

21 luglio 2014 Commenti chiusi
Dopo più di due anni ritorno a scrivere sul mio blog personale.
Tante cose sono successe dal mio ultimo post. Ho approfondito interessi che già avevo, e ne sono sorti dei nuovi. In special modo, ho dedicato diverso tempo a correre.
Correre nei boschi, su sentieri più o meno segnalati nel modo più minimalista possibile (tanto di ruscelli per abbeverarsi le montagne ne sono piene).
Un’attività, quella di correre, in contrasto con l’interesse verso le ICT ed in modo particolare il free software.
Ognuno vive con le sue contraddizioni;). In questo caso però trovo che siano attività ed interessi complementari. Correre nella natura compensa, mi ricorda che siamo fatti di carne. Il corpo e la mente, due dimensioni che voglio esplorare, andando in modo particolare a capire quali sono i limiti che la mia testa mi pone e come posso superarli.
Ho deciso di tornare a scrivere su questo blog per me stesso, come esperimento, per tenere traccia dei miei interessi, delle mie scoperte e dei miei miglioramenti.
Diventa quindi un blog per me stesso, non per gli “altri”.
Tanto poi i blog non li caga più nessuno. Siamo nell’era di Facebook, Twitter, Instagram Hanghouts e Google+, giusto?
Ecco, sono tutti strumenti che non uso, od uso con molta cautela ed in situazioni particolari.
In rete sto cercando di limitare la mia presenza solo a quegli spazi virtuali che trovo valga la pena esserci.

Ricongiungersi con la natura

31 dicembre 2009 3 commenti

Martedì ho approfittato delle ferie e del bel tempo per andare a fare una passeggiata in montagna.
Sono andato a Pontino, un alpe che si trova sopra Airolo, dove tra l’altro fanno un formaggio buonissimo.
C’ero stato diverse volte in estate, ma mai d’inverno.
Con la neve quest’alpe è veramente incantevole.



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[libri & sfoghi] Il derby del bambino morto e altro

23 maggio 2008 Commenti chiusi

È un periodo abbastanza intenso e purtroppo non riesco a ritagliarmi molto spazio da dedicare alla lettura. In queste settimane comunque ho letto Confine di stato di Michele Sarasso che ho scovato leggendo la recensione di blicero e The dark side of Google di Ippolita.
Sul comodino ora ho Stella del mattino di Wu Ming 4 e sono alla ricerca di Milano A. Brandelli che purtroppo qui in svizzera non riesco a trovare.

Ieri mentre stavo scrivendo un breve articolo per euro08.noblogs.org mi è capitato di riprendere tra le mani Il derby del bambino morto di Valerio Marchi. La rilettura di alcune pagine di questo bellissimo libro mi hanno confortato. Qui in Svizzera fra poco inizieranno gli europei di calcio ed è veramente desolante vedere come la massa critica rispetto a questo evento sia estremamente esigua. L’avvento degli europei poteva essere il pretesto per approfondire le diverse tematiche legate all’ambito dello sport e tutto quello che ci gira attorno. Invece no, sugli organi di informazione le questioni di fondo vengono tralasciate per dare risalto agli aspetti folkloristici e di costume (non me ne frega un cazzo di cosa mangiano i giocatori svizzeri prima degli allenamenti!).
Rileggere alcune pagine de Il derby del bambino morto mi ha rinfrancato. In questo marasma generale non sono solo e chi ha perso il lume della ragione non siamo certo noi!

Qui di seguito riporto una piccola recensione del libro di Valerio Marchi che avevo scritto un paio di anni fa per la fanzine della Curva Sud di Ambrì (lugano merda!!!)

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La violenza negli stadi: un caprio espiatorio per non affrontare i problemi

6 maggio 2008 Commenti chiusi

L’inizio degli europei di calcio è alle porte e venerdì sera si sono verificati gravi scontri tra tifoserie e forze dell’ordine a Basilea e a Berna (quindi in due degli stadi nei quali si disputeranno le partite di Euro08).

Attendevo con curiosità la reazione degli organi di informazione e dei vari opinionisti in merito a quanto successo prima, durante e dopo Basilea-Zurigo e Young Boys-Xamax.
L’ambito della sicurezza infatti è stato uno degli aspetti più dibattuti e caldi nell’avvicinamento ad Euro08.
Oltre ad un numero impressionamente di poliziotti e militi che controlleranno il territorio (si parla di 15’000 militi, praticamente tutti i poliziotti svizzeri con il supporto di un migliaio di poliziotti tedeschi e francesi) sono state infatti introdotte le famose "leggi anti-hooligans" che da qualche mese sono già in vigore negli stadi svizzeri.

Queste nuove leggi, secondo i promotori e sostenitori (praticamente tutti gli schieramenti politici…) erano LA soluzione al problema della violenza negli stadi. Le voci critiche furono subito sottaciute da un bombardamento massmediatico assurdo che arrivò addirittura ad "invitare" i promotori del referendum contro queste leggi a sospendere la raccolta delle firme apostrofandoli come degli "incoscienti" e preconizzando scenari apocalittici durante Euro08 se queste nuove misure non fossero state accettate.

Ora ad un mese dall’inizio degli Europei emerge che nonostante gli strumenti repressivi messi in atto il fenomeno della "violenza da stadio" non è per nulla debellato.
Eppure le nuove leggi sono già in vigore, eppure la banca dati "hoogan" è già in funzione. Che succede?
Succede che questa è l’ennesima dimostrazione che la repressione (perché questa legge è un mero strumento di repressione) non porta a nulla, anzi! Succede poi che questa è l’ennesima dimostrazione che se si vuole capire/sbloccare/risolvere una certa situazione, quel contesto/realtà bisogna conoscerlo e viverlo! Invece no, le leggi le propongono e le fanno politicanti che allo stadio al massimo vanno ogni tanto in tribuna d’onore e che della galassia delle curve e di tutto quello che ci sta dietro non sanno nulla.
Persone che si chiedono come sia possibile che nonostante i controlli vengano introdotti torce e fumogeni… mah…

C’è però un altro aspetto legato a questa vicenda che trovo interessante evidenziare e riguarda quanto successo a Basilea.
Leggo infatti oggi su un quotidiano locale (vedi dopo) che sembrerebbero già stati individuati i colpevoli degli scontri. Si tratterebbe del gruppo di tifosi zurighesi K4. " “K4” sta per Kreis 4, uno dei quartieri di Zurigo a forte immigrazione: secondo la stampa i tifosi in questione sono cosiddetti «secondos», giovani italiani, spagnoli e jugoslavi della seconda generazione, cresciuti insieme e molto legati fra loro, spesso con un basso livello formativo. Il gruppo è composto di circa 50 ragazzi e ragazze «refrattari a qualunque terapia» , ha tagliato corto Canepa, con una propensione alla violenza «che non ha nulla a che fare con il calcio" (citazione dall’articolo che posto sotto).

Eccoli qui gli unici colpevoli! Immigrati di seconda generazione, propensi alla violenza con un basso livello di formazione scolastica che vivono in uno dei quartieri più difficili della città sulla Limmat! L’articolo infatti spiega che: "…anche gli stessi tifosi sembrano voler fare ordine in casa propria: il TagesAnzeiger di ieri riferisce che la sera stessa della partita esponenti del gruppo di hooligan “K4” sono stati malmenati da altri fan, appartenenti a frange più “tradizionali” della tifoseria del club" (citazione sempre dallo stesso articolo).

Schema classico: la divisione tra tifosi modello e teppisti.
Ma chi sarebbero le frange più tradizionali del tifo Zurighese che si sono ribellati alla violenza del gruppo K4? Viene spiegato successivamente: "…e addirittura dopo il rientro a Zurigo del treno speciale da Basilea, lontano dagli sguardi della polizia e dei giornalisti, vi sarebbero stati regolamenti di conti interni, dapprima alla stazione centrale e poi nei pressi della Sihlpost: hooligan tradizionali come i City Boys avrebbero attaccato i “K4” per «motivi pedagogici »".

Ah ecco, gli altri sarebbero i City Boys…degli stinchi di santo certamente… teste rapate precursori della moda casual che non perdono occasione per menar le mani.

Qualcuno storgerà il naso puntualizzando che City Boys, Bande Basel ed altri gruppi casuals hanno i loro "codici di condotta" e "certe cose non le fanno". Sarà anche vero. D’altra parte non è neppure mia intenzione giustificare il lancio di torce e quanto fatto all’interno dello stadio.

Voglio semplicemente far notare come in realtà complesse come le curve degli stadi la distinzione tra bianco e nero, buono e cattivo, giusto e sbagliato non servano a nulla anzi, distorgono completamente la realtà e rimpolpano stereotipi che purtroppo sono poi il terreno fertile per la consueta caccia alle streghe e ai successivi provvedimenti da parte dello stato che non hanno nessun riscontro sul territorio.

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Categorie:Riflessioni, Sport rebelde Tag:

Politica ed informazione, chi tira le fila?

20 marzo 2008 Commenti chiusi

L’ansia che il tam tam sicuritario suscita nelle persone trova sempre più spazio sui mass media. O meglio, nella realtà in cui vivo sono molto spesso giornali, telegiornali e i meanstream in generale che con il loro martellamento mediatico creano questo sentimento di paura e di bisogno di maggior sicurezza.
Probabilmente fatti di cronaca e media agiscono per reciproca influenza e si autoalimentano in una voragine nella quale purtroppo faccio fatica a vedere uno spiraglio d’uscita…
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