Appunti comandi Pacman

13 marzo 2011 Commenti chiusi

Inserisco qui i comandi che più utilizzo con Pacman (PACkage MANager), il gestore di pacchetti di Archlinux.
Per una lista più completa c’è naturalmente il sempre ottimo wiki della comunità di Archlinux oppure il tradizionale man pacman:)

::AGGIORNAMENTO DEL SISTEMA::
pacman -Sy
sincronizza il database locale dei pacchetti con i repository

pacman -Su
aggiorna il sistema

pacman -Syu
sincronizza il database locale e aggiorna il sistema

::RICERCA E INFORMAZIONI SUI PACCHETTI::
pacman -Ss nomepacchetto
cerca un pacchetto nei repository

pacman -Si nomepacchetto
restituisce informazioni inerenti il pacchetto presente nei repository

pacman -Qs nomepacchetto
cerca un pacchetto tra quelli installati

pacman -Qi nomepacchetto
restituisce informazioni inerenti il pacchetto installato

::INSTALLAZIONE E RIMOZIONE DEI PACCHETTI::
pacman -S nomenomepacchetto
installa uno o più pacchetti

pacman -Sy nomenomepacchetto
sincronizza il database locale e installa uno o più pacchetti

pacman -S extra/nomenomepacchetto
installa un pacchetto dal repository extra (naturalmente funziona pure con testing e community)

pacman -Sw nomepacchetto
scarica il pacchetto ma non lo installa

pacman -U /percorso/nomenomepacchetto.pkg.tar.gz
installa un pacchetto locale (non da repository). /percorso/nomenomepacchetto.pkg.tar.gz va sostituito con il path dell’archivio

pacman -R nomepacchetto
rimuove un pacchetto

pacman -Rs nomepacchetto
rimuove un pacchetto e le sue dipendenze, se non necessarie ad altri pacchetti

pacman -Rns nomepacchetto
Rimuove il pacchetto, le sue dipendenze e pure i file di configurazione dei pacchetti

pacman -Scc
svuota la cache dei pacchetti presente in /var/cache/pacman/pkg

New look – screenshot

28 febbraio 2011 Commenti chiusi

Negli scorsi giorni ho cambiato look al mio laptop. Nuovo tema minimalista e nuovo wallpaper:)
Ecco due screenshot. Consigli e suggerimenti sono naturalmente i benvenuti!

Vuoto:


Pieno:

[Libri] L’ultimo sparo

28 febbraio 2011 Commenti chiusi

L’assurda campagna promossa dal’assessore alla cultura del Comune di Venezia, secondo cui i libri di tutti i firmatari dell’appello per la scarcerazione di Cesare Battisti del 2004, avrebbero dovuto essere rimossi dagli scaffali delle biblioteche comunali del veneto ha sorto effetti pure sulla mia persona.
Non ci ho pensato infatti due volte ad andare in libreria ed acquistare “L’ultimo sparo. Un «delinquente comune» nella guerriglia italiana”. Un romanzo “fuorilegge” di Cesare Battisti, edito da DeriveApprodi.
Ringrazio quindi Speranzon, per avermi invogliato alla lettura di questo bel romanzo che, probabilmente senza le sue sparate sulla lista nera di #rogodilibri, non avrei mai letto. Per buona pace dell’autoproclamatosi paladino della cultura antiterrorista, faccio pure presente che nella mia libreria posseggo molti dei libri che vorrebbe censurare e alcuni degli autori di questi libri fanno parte della cerchia dei miei scrittori preferiti (da Carlotto a Cacucci a Philopat passando per le avventure del Gorilla).

Il libro è introdotto da una bella introduzione di Evangelisti che contestualizza la storia poi evocata da Battisti:
“È molto difficile rievocare l’atmosfera di quegli anni, in Italia, e far capire perché la suggestione della lotta armata riuscisse a conquistare tanti adolescenti. Un contesto culturale asfittico, in cui le vie di fuga erano dominate per intero dal modello americano; una classe politica screditata come poche e destinata, di lì a quindici anni, a soccombere sotto il peso della propria corruzione; una serie interminabile di stragi impunite, messe in atto per puntellare il sistema e invocare soluzioni di forza; un fascismo strisciante e insidioso, fatto più di cinismo che di prese di posizione ideologiche, più di ottusità e di resistenza al cambiamento che di nostalgie”.

Pure essendo un romanzo, il libro ha certamente uno sfondo autobiografico. Ha il pregio di immergersi nella quotidianità della vita dei protagonisti, portando alla luce le suggestioni e le convinzioni che li guidarono alle loro scelte di intendere la militanza politica.
Grande pregio di questo libro è inoltre la franchezza con la quale l’autore narra gli avvenimenti e la capacità di analizzare in modo molto onesto situazioni che in fin dei conti hanno posto le basi della storia recente dell’Italia:
“Le storie che finiscono con la pretesa di aver compiuto le premesse del principio appartengono alla demagogia dei vincitori. I vinti, solitamente, se le trascinarono fino nella tomba. Io invece, la mia me la sono scrollata di dosso.
Espulse le cellule cancerogene, la guarigione germoglia.
Non so precisamente quando né cosa mi ha spinto a dare una svolta alla mia vita, ma in qualche modo devo essermi reso conto che ero giunto al capolinea, e questo mi ha salvato. Sono venuto fuori dal budello mortifero in cui mi ero cacciato con un semplice mutamento dell’angolo dal quale osservavo le cose. Sembra impossibile, ma succede”.

J.A.S.T – Un serial tv fatto di carta

3 febbraio 2011 Commenti chiusi

J.A.S.T è un avvincente racconto che ha come caratteristica quella di essere strutturato e narrato come una serial televisivo. Una spy tale suddivisa in tre volumi racchiusi in un bellissimo cofanetto e formata da 9 episodi della durata di circa 40 minuti ciascuno.
Un esperimento narrativo ben riuscito, la cui forza sta sia nella formula, sia nei contenuti narrati.
Dall’Afghanistan al Libano, da New York a Boston, da Roma a Bologna spaziando dagli anni 80 fino al nuovo millennio. Chi ha letto la “triologia sporca dell’Italia” di Sarasso (Confine di stato, settanta e United we stand) ritroverà gli elementi caratterizzanti di quella storia: inseguimenti, sparatorie, stragi, spie, imbrogli e naturalmente segreti di stato.

In J.A.S.T il filo conduttore del romanzo è un intrigo internazionale che riguarda il furto di alcuni importanti documenti che non dovrebbero neanche esistere e invece sono conservati in una base militare del New Jersey che si intervalla con dei flashback nei quali viene raccontato il passato dei quattro agenti segreti protagonisti della storia.

In attesa di una nuova stagione di J.A.S.T o di una trasposizione in formato televiso qui c’è il link all’intervista che Sarasso ha rilasciato alla bellissima trasmissione Tabula rasa in onda su Radio Onda Rossa il lunedì alle 21.

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Malfunzionamento di Thunar dopo aggiornamento su Arch

31 gennaio 2011 4 commenti

Ieri, dopo aver aggiornato la mia Arch, ho riscontrato un problema di permessi con Thunar.
Praticamente l’automunt non funzionava più e quindi avevo dei problemi nel montare i dispositivi esterni (pen drive e hard disk esterni).
Ho trovato la soluzione a questo problema sul blog di sandex.
Riassumendo, il problema riguarderebbe la fase di transizione di Thunar da HAL a UDEV (vedi qui).

Una possibile soluzione, come suggerito pure sul forum, è quella di modificare il codice di avvio della sessione all’interno di ~/.xinitr in questo modo:

exec ck-launch-session dbus-launch startxfce4

Come si può notare uso xfce, nel caso in cui utilizzaste un altro DE, il mio “startxfce4” va sostituito con il comando della sessione del vostro DE o WM.

Credit:
http://sandex.netsons.org/

[Muri] Ci vuole passione

23 gennaio 2011 Commenti chiusi

Inauguro la categoria muri con questa foto trovata sul web che taggo sotto #passione
Mi sembra un buon denominatore comune:)

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ThinkPad – Appunti su installazione e configurazione

23 gennaio 2011 2 commenti

Negli scorsi giorni mi sono preso un po’ di tempo per fare pulizia sul mio laptop, eliminando tutto e facendo un’installazione da zero.
Ho marcato i vari passaggi ed ho deciso di riportarli qui sul blog, così nel caso in cui ne dovessi aver bisogno in futuro, ho in un solo luogo i vari comandi che ho seguito per la configurazione del sistema.

L’obiettivo di questa mia formattazione è quello di installare Archlinux (i686) su un sistema crittato. In particolare il risultato finale sarà un sistema con due partizioni, una in chiaro per il /boot (100 MB) e l’altra LVM cifrata in AES-256 con al suo interno i seguenti volumi logici ed accessibile attraverso passphrase:

  • /var (2GB in ext4)
  • /root (12 GB in ext4)
  • /swap (1500 MB)
  • /home (quello che rimane in ext4)

Questa installazione è il risultato dell’adattamento/scopiazzamento delle seguenti guide:

Prosegui la lettura…

[Libri] Disoccupate le strade dai sogni – La vita di Ulrike Menihof

9 gennaio 2011 Commenti chiusi

“Spegnete la luce pensava Ulrike
che la foresta più nera è vicina,
ma oggi la luna ha una faccia da strega
e il sole ha lasciato i suoi raggi in cantina”

Incubo anno zero di Claudio Lolli
(dall’album Disoccupate la strade dai sogni)

Disoccupate le strade dei sogni è un documento davvero straordinario dove l’autore ricostruisce e contestualizza la vita e le scelte di Urlike Meinhof, una delle fondatrici delle RAF (Rote Armee Fraktion) e “testa pensante” del gruppo: dall’infanzia nel Terzo Reich alla lotta del movimento studentesco del ’68, dal confronto con la grande macchia dei crimini nazisti alla carriera nella rivista Konkret, dall’impegno sociale e politico all’incontro con Andreas Baader, dalla clandestinità fino al presunto suicidio nella prigione-lager di Stoccarda nel 1976.

Un percorso davvero incredibile che il giornalista tedesco Alois Prince ripercorre senza trincerarsi dietro i paraocchi dei giudizi di merito, e con buone dosi di sensibilità e rispetto. Anche verso chi ha perso e ha pagato.
“Il solo fatto di voler capire può essere considerato un tacito consenso alle azioni dei militanti della RAF?” (p.7)
Da questo approccio ne viene fuori una biografia intensa, drammatica e a tratti commovente.
Un libro indispensabile per capire il contesto e la situazione storica all’interno della quale Urlike Meinhof e molti altri hanno maturato le loro scelte radicali.
Avere tra le mani questo libro, proprio in questo periodo dove i media meanstream italiani fanno del gran blaterare sul caso Battisti dà un sapore ancora più particolare a questa lettura. Vedendo i contenuti di questi servizi, appare sempre più necessaria la lettura di libri come questo, dove l’approfondimento e la contestualizzazione storica delle vicende raccontate rappresenta l’elemento cardine del file rouge narrativo.

[Appunti] Rsync e tar – I miei script di backup

9 gennaio 2011 Commenti chiusi

Negli scorsi giorni ho riordinato i file sul mio laptop e ne ho approfittato per per fare un po’ di ordine pure per quanto riguarda il backup dei miei dati.

Il mio obiettivo è quello, attraverso degli script, di creare un backup incrementali della mia /home su un hard disk esterno e avere a disposizione gli archivi degli ultimi tre backup in ordine cronologico.

Gli strumenti necessari sono:
Rsync : software che sincronizza file e cartelle da una sorgente a una destinazione.
Tar : software che permette di generare dei file utili per l’archiviazione e il backup
Hard disk esterno: ho usato un hard disk esterno che ho cifrato e formattato in ext3.
Prosegui la lettura…

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[Letture] La strada – Non c’è storia e non c’è futuro

9 gennaio 2011 Commenti chiusi

La strada di McCarthy è il primo libro che mi ha accompagnato in questo 2011. Un romanzo breve, con un ritmo lento, ma allo stesso tempo intenso e coinvolgente.
L’autore ci mostra la sofferenza e l’orrore di un mondo apocalittico: una catastrofe nucleare ha spazzato via la maggior parte delle persone sulla terra e pochi superstiti si aggirano spaventati nella cenere, affamati e nemici tra di loro. Tra questi, i protagonisti del romanzo; un padre e il suo bambino, uniti dall’amore reciproco, che viaggiano in direzione dell’oceano portandosi dietro un carrello della spesa con i beni di prima necessità.
La peculiarità di questo romanzo è quella di dire molto senza far sapere nulla. Non ci sono punti di riferimento, la trama si potrebbe sviluppare in un luogo qualsiasi e pure dei protagonisti non sa quasi niente, nemmeno i nomi.
Potrebbero essere chiunque, esseri umani senza passato né futuro.

Una narrazione straziante, che in modo molto crudo ci porta a riflettere sul senso dell’essere uomo, della sua genesi e di quello che resterà “alla fine”.
“Su questa strada non c’è benedetta anima viva. Sono scomparsi tutti tranne me si sono portati via il mondo.
Domanda: che differenza c’è fra ciò che non sarà mai e ciò che non è mai stato?”

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