leo

Passione unica!

Sport rebelde — Inviato da leo @ 18:47

Riporto un articolo pubblicato l'anno scorso su Alpine Anarchist Productions e che parla della squadra di hockey su ghiaccio che seguo.
"Only few places in European hockey can become as intimidating as the Valascia."
C'è da andarne fieri:)


What Does Geronimo have to do with Ice Hockey? An Excursion to a Swiss Valley


My contribution to Give ‘em the Lumber 2 was the account of an unsuccessful search for radical hockey culture in what was supposed to be perfect terrain for such an endeavor: Sweden. Luckily, the European possibilities for an overlap of slapshots and righteous politics do not end in Malmö.

Enter Ticino, the Italian-speaking part of Switzerland – the multilingual Alpine nation that proves that recognizing more than one of its spoken languages as »official« does not inevitably lead to a country’s demise, contrary to what a lot of Anglos in the US still wanna make you believe (even though in this case the demise might be an even better thing than in that of Switzerland – but I’m digressing...).
Ticino is no historical stranger to radical politics. Michael Bakunin lived here in the early 1870s (the »Villa Baronata«, possibly his most famous domicile, still exists in Minusio), and in the early 1900s the community of Monte Verità, near Ascona, developed fame for its free spiritedness, vegetarianism and nudity. Amongst the frequent visitors were German anarchist Erich Mühsam, the Dadaists Emmy and Hugo Ball, the writer Hermann Hesse, and the painter Paul Klee. (The Monte Verità still exists as well – in form of a luxury resort.)

Today, it would be difficult to present Ticino as a hotbed of revolutionary activity. Its politics are moderate at best (with the Lega dei Ticinesi, the local right-wingers, w
ielding significant influence), its biggest town, Lugano, is Switzerland’s third most important banking center (and this says a lot in a nation whose riches largely rely on banking), and its valleys, mountains, and shores are overrun by affluent German tourists in both summer and winter. Nonetheless, this is where our radical hockey story begins.

The set-up is well-known: David vs. Goliath, the underdog vs. the champion, the Irish vs. the English – whichever way you want it. The opponents in this case are, on the one hand, the HC Lugano, the banking city’s hockey club pride, one of the most successful in the history of Swiss hockey and these days without doubt one of its richest (mainly thanks to the investments of controversial businessman Geo Mantegazza). And on the other hand, the HC Ambri-Piotta, a hockey club tucked away in the Leventina valley whose stadium’s capacity of 7000 becomes somewhat baffling once we consider that the hamlets of Ambri and Piotta (part of the municipality of Quinto) combine for a mere total of a couple of hundred inhabitants. (Unsurprisingly, the hockey club goes as the hamlets’ biggest employer and their economic backbone.) Contrary to the Lugano club, the HC Ambri-Piotta is one of the most unsuccessful clubs in the history of Switzerland’s first hockey league (compare one runner-up achievement in 1999 to seven Lugano championships in the last 20 years) and definitely one of its poorest. Which, combined with its remote location, quaint setting, miniscule hometown and remarkable perseverance (the club’s foundation goes back to 1937, even outdating the Lugano city rival by a few years), provides the charm that makes the club so attractive for the hockey fan with a political edge who wants to feel good about the team he or she supports. (Continua)

La mobilitazione dello spettacolo

Sport rebelde, Libri — Inviato da leo @ 16:34

Terminati gli europei e ormai prossimi all'inizio delle olimpiadi estive voglio segnalare un opuscolo veramente molto interessante che analizza vari aspetti (nefasti e contradittori) legati a queste grandi manifestazioni.

La versione completa in tedesco è reperibile a questo indirizzo, mentre è già disponibile la traduzione in italiano dei primi tre articoli:
- La mobilitazione dello spettacolo [introduzione]
- Noi viviamo zurigo
- Festa | Città
| Fortezza
[Update 20.07.2008] Sono disponibili in italiano pure gli ultimi due saggi di "Materialen zum Event"
- Come, come, perché, perché
- Spettacolo acustico

Per maggiori informazioni date un occhio a questo blog, ad euro08.noblogs.org oppure al newswire di Indymedia Svizzera


[libri] Letture primaverili

Libri — Inviato da leo @ 12:00

Dopo il bellissimo libro di Simone Sarasso, Confine di Stato, di cui trovate qui la breve recensione che mi ha convinto ad acquistarlo, mi sono immerso nella lettura di Cristiani di Allah di Massimo Carlotto. Ero abituato a seguire le storie dell'Alligatore, di Max la Memoria e di Beniamino Rossini che si cimentavano nelle loro avventure investigative nel Nordest italiano. Storie di ambienti e di personaggi di un mondo reale e vicino. La trama di Cristiani di Allah si dipana invece in un'Algeri del XVI secolo che si trova al centro di un Mediterraneo teatro di guerre, razzie, traffici di schiavi, scontri ideologici e religiosi. Un romanzo che, come scritto nell'abstract del libro, va alle origini del noir mediterraneo. Personalmente preferivo le storie dei tre citati investigatori che con il loro lavoro narravano le trasformazioni del panorama criminale italiano e non solo e i mezzi e le strategie di questa battaglia che si svolge quotidianamente sotto i nostri occhi.
Naturalmente opinione opinabilissima:)
In ordine cronologico l'ultimo libro letto è stato Onore ai diffidati di Elisa Davoglio. Qualche settimana fa avevo scritto di libri sul calcio per chi il calcio lo guarda dal basso. Sia i libri proposti in questo link sia Onore ai diffidati hanno tra i loro fini quello di indagare la galassia delle curve. C'è però una differenza sostanziale: Onore ai diffidati è un romanzo, gli altri libri citati no (spero di non fare una cazzata catalogandoli come saggi o ricerche). Partendo dal presupposto che si tratta di un romanzo, devo ammettere che il viaggio di Atala nel mondo delle curve (di una curva, quella della Milano rossonera) mi è piaciuto. Mette ben in evidenza il legame curva - impegno Politico (quello con la P maiuscola...) che personalmente trovo sia un connubio imprescindibile quando si vive lo stadio come qualche cosa che va oltre i 90 minuti di una partita. C'è però un aspetto, sul quale si basa gran parte del romanzo, che seppur veritiero, non riesco proprio a condividere: la più o meno felice e tranquilla (in apparenza) convivenza nella stessa curva di gruppi con ideali completamente opposti, uniti dalla fede nei colori sociali. Sarà che le mie esperienze e la realtà che vivo appartengono a contesti decisamente più piccoli e quindi con dinamiche sicuramente meno complesse rispetto ad una curva di una metropoli come Milano, ma rispetto sicuramente di più un tifoso o un gruppo con ideali simili ai miei, anche se con colori sociali differenti, rispetto a chi pur tenendo alla mia stessa squadra cerca di trasformare la curva che frequento in un covo di neofascisti.
In mezzo a questo discorso la tanto "apoliticità da stadio", che caratterizza questo romanzo, dove "rossi" e "neri" stanno fianco a fianco sotto l'ideale dei colori sociali mi sembra una grandissima cazzata e i fatti di questi anni di Milano, Bergamo, Venezia e purtroppo chissà quante altre curve ne sono un esempio paradigmatico.

Sul comodino ora ho La banda dei brocchi di Jonathan Coe (grazie daien:)).

À la prochaine...:)

[libri & sfoghi] Il derby del bambino morto e altro

Sport rebelde, Libri, Riflessioni — Inviato da leo @ 11:44

È un periodo abbastanza intenso e purtroppo non riesco a ritagliarmi molto spazio da dedicare alla lettura. In queste settimane comunque ho letto Confine di stato di Michele Sarasso che ho scovato leggendo la recensione di blicero e The dark side of Google di Ippolita.
Sul comodino ora ho Stella del mattino di Wu Ming 4 e sono alla ricerca di Milano A. Brandelli che purtroppo qui in svizzera non riesco a trovare.

Ieri mentre stavo scrivendo un breve articolo per euro08.noblogs.org mi è capitato di riprendere tra le mani Il derby del bambino morto di Valerio Marchi. La rilettura di alcune pagine di questo bellissimo libro mi hanno confortato. Qui in Svizzera fra poco inizieranno gli europei di calcio ed è veramente desolante vedere come la massa critica rispetto a questo evento sia estremamente esigua. L'avvento degli europei poteva essere il pretesto per approfondire le diverse tematiche legate all'ambito dello sport e tutto quello che ci gira attorno. Invece no, sugli organi di informazione le questioni di fondo vengono tralasciate per dare risalto agli aspetti folkloristici e di costume (non me ne frega un cazzo di cosa mangiano i giocatori svizzeri prima degli allenamenti!).
Rileggere alcune pagine de Il derby del bambino morto mi ha rinfrancato. In questo marasma generale non sono solo e chi ha perso il lume della ragione non siamo certo noi!

Qui di seguito riporto una piccola recensione del libro di Valerio Marchi che avevo scritto un paio di anni fa per la fanzine della Curva Sud di Ambrì (lugano merda!!!)

  (Continua)

La violenza negli stadi: un caprio espiatorio per non affrontare i problemi

Sport rebelde, Riflessioni — Inviato da leo @ 22:27

L'inizio degli europei di calcio è alle porte e venerdì sera si sono verificati gravi scontri tra tifoserie e forze dell'ordine a Basilea e a Berna (quindi in due degli stadi nei quali si disputeranno le partite di Euro08).

Attendevo con curiosità la reazione degli organi di informazione e dei vari opinionisti in merito a quanto successo prima, durante e dopo Basilea-Zurigo e Young Boys-Xamax.
L'ambito della sicurezza infatti è stato uno degli aspetti più dibattuti e caldi nell'avvicinamento ad Euro08.
Oltre ad un numero impressionamente di poliziotti e militi che controlleranno il territorio (si parla di 15'000 militi, praticamente tutti i poliziotti svizzeri con il supporto di
un migliaio di poliziotti tedeschi e francesi) sono state infatti introdotte le famose "leggi anti-hooligans" che da qualche mese sono già in vigore negli stadi svizzeri.

Queste nuove leggi, secondo i promotori e sostenitori (praticamente tutti gli schieramenti politici...) erano LA soluzione al problema della violenza negli stadi. Le voci critiche furono subito sottaciute da un bombardamento massmediatico assurdo che arrivò addirittura ad "invitare" i promotori del referendum contro queste leggi a sospendere la raccolta delle firme apostrofandoli come degli "incoscienti" e preconizzando scenari apocalittici durante Euro08 se queste nuove misure non fossero state accettate.

Ora ad un mese dall'inizio degli Europei emerge che nonostante gli strumenti repressivi messi in atto il fenomeno della "violenza da stadio" non è per nulla debellato.
Eppure le nuove leggi sono già in vigore, eppure la banca dati "hoogan" è già in funzione. Che succede?
Succede che questa è l'ennesima dimostrazione che la repressione (perché questa legge è un mero strumento di repressione) non porta a nulla, anzi! Succede poi che questa è l'ennesima dimostrazione che se si vuole capire/sbloccare/risolvere una certa situazione, quel contesto/realtà bisogna conoscerlo e viverlo! Invece no, le leggi le propongono e le fanno politicanti che allo stadio al massimo vanno ogni tanto in tribuna d'onore e che della galassia delle curve e di tutto quello che ci sta dietro non sanno nulla.
Persone che si chiedono come sia possibile che nonostante i controlli vengano introdotti torce e fumogeni... mah...


C'è però un altro aspetto legato a questa vicenda che trovo interessante evidenziare e riguarda quanto successo a Basilea.
Leggo infatti oggi su un quotidiano locale (vedi dopo) che sembrerebbero già stati individuati i colpevoli degli scontri. Si tratterebbe del gruppo di tifosi zurighesi K4. " “K4” sta per Kreis 4, uno dei quartieri di Zurigo a forte immigrazione: secondo la stampa i tifosi in questione sono cosiddetti «secondos», giovani italiani, spagnoli e jugoslavi della seconda generazione, cresciuti insieme e molto legati fra loro, spesso con un basso livello formativo. Il gruppo è composto di circa 50 ragazzi e ragazze «refrattari a qualunque terapia» , ha tagliato corto Canepa, con una propensione alla violenza «che non ha nulla a che fare con il calcio" (citazione dall'articolo che posto sotto).

Eccoli qui gli unici colpevoli! Immigrati di seconda generazione, propensi alla violenza con un basso livello di formazione scolastica che vivono in uno dei quartieri più difficili della città sulla Limmat! L'articolo infatti spiega che: "...anche gli stessi tifosi sembrano voler fare ordine in casa propria: il TagesAnzeiger di ieri riferisce che la sera stessa della partita esponenti del gruppo di hooligan “K4” sono stati malmenati da altri fan, appartenenti a frange più “tradizionali” della tifoseria del club" (citazione sempre dallo stesso articolo).

Schema classico: la divisione tra tifosi modello e teppisti.
Ma chi sarebbero le frange più tradizionali del tifo Zurighese che si sono ribellati alla violenza del gruppo K4? Viene spiegato successivamente: "...e addirittura dopo il rientro a Zurigo del treno speciale da Basilea, lontano dagli sguardi della polizia e dei giornalisti, vi sarebbero stati regolamenti di conti interni, dapprima alla stazione centrale e poi nei pressi della Sihlpost: hooligan tradizionali come i City Boys avrebbero attaccato i “K4” per «motivi pedagogici »".

Ah ecco, gli altri sarebbero i City Boys...degli stinchi di santo certamente... teste rapate precursori della moda casual che non perdono occasione per menar le mani.

Qualcuno storgerà il naso puntualizzando che City Boys, Bande Basel ed altri gruppi casuals hanno i loro "codici di condotta" e "certe cose non le fanno". Sarà anche vero. D'altra parte non è neppure mia intenzione giustificare il lancio di torce e quanto fatto all'interno dello stadio.

Voglio semplicemente far notare come in realtà complesse come le curve degli stadi la distinzione tra bianco e nero, buono e cattivo, giusto e sbagliato non servano a nulla anzi, distorgono completamente la realtà e rimpolpano stereotipi che purtroppo sono poi il terreno fertile per la consueta caccia alle streghe e ai successivi provvedimenti da parte dello stato che non hanno nessun riscontro sul territorio.

 (Continua)

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