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A Gaza a pallone non si può giocare...

Sport rebelde — Inviato da leo @ 17:18

Mentre qui in Svizzera l'attenzione si sta focalizzando sugli ormai prossimi europei di calcio, in Palestina, lontano dai riflettori massmediatici e su campi decisamente meno ambiziosi e conosciuti 101 calciatori militanti stanno cercando in questi giorni di portare la loro solidarietà al popolo palestinese.
Due concezioni diametralmente opposte di concepire lo sport. Da una parte chi prendendo a pretesto "lo sport" cercherà di capitalizzare in termini monetari il più possibile e ha già colto l'occasione per introdurre nuove leggi che serviranno a reprimemere qualsiasi tipo di dissenso e di critica. Dall'altra chi vede nello sport uno strumento educativo di incontro, di confronto e di crescita oltre che a strumento di prevenzione e tutela della salute.

L'esperienza vissuta l'anno scorso in carovana è stata veramente molto toccante ed arrichiente dal profilo umano e culturale, grazie agli incontri con i palestinesi e quanto ci è stato concesso di vedere nei dieci giorni trascorsi tra la Striscia di Gaza e la West Bank [qui alcune riflessioni che ho scritto l'anno scorso al mio ritorno dalla carovana: Striscia di Gaza - Gerico - Gerusalemme]

Alla carovana di quest'anno (dove per il secondo anno consecutivo è presente pure un contingente svizzero... bella bossa!!!), che è partita sabato scorso è stata impedita ieri l'entrata nella Striscia di Gaza dal check point di Eretz. La motivazione fornita dai militari israeliani riguardava presunti motivi di sicurezza... come se agli israeliani fregasse qualche cosa delle persone intenzionate a solidarizzare con quel milione e mezzo di palestinesi che vivono in quel fazzoletto di terra di nemmeno 360 Kmq circondato da un muro vergognoso che rende a tutti gli effetti quella terra una prigione a cielo aperto.

Qui di seguito il comunicato della carovana, mentre qui sono disponibili le foto dell'attesa ad Eretz, qui una corrispondenza audio, qui una breve presentazione della campagna e qui il programma della carovana 08
Maggiori informazioni sul sito di Sport sotto l'assedio oppure quello di Jalla


DIVIETO DI GIOCARE 
Israele si permette ancora una volta di vietare di giocare una semplice
partita di pallone.
La delegazione di 101 atlete e atleti di Sport Sotto l'assedio sbarcata in
nottata in Palestina e giunta alla frontiera "illegale" di Erez all'alba si
vedeva negare per pretestuosi motivi riguardanti la nostra "sicurezza"
l'entrata a Gaza, l'unica sicurezza che il governo israeliano vuole e'
quella di poter continuare a perpetrare la sua politica di occupazione
criminale.
Di nuovo la popolazione di Gaza rimane isolata e delusa nella sua prigione
a cielo aperto: le ragazze della squadra dell'Universita' di Al Aqsa hanno
atteso invano le loro compagne e compagni italiani fermati alla frontiera
di Erez. Qui la carovana per 5 ore si e' presentata davanti ai cancelli
come era programmato e richiesto ormai da tempo, visto il primo diniego si
e' cercato addirittura un compromesso, quello di far entrare soltanto una
delegazione...NIENTE DA FARE l'ottusita' israeliana non ha voluto scendere
a nessun patto, anzi si e' dimostrata in tutto il suo misero splendore nel
cercare di vietare l'improvvisata partita di calcio fuori dal checkpoint e
le colorate e sonore proteste messe in campo dalla carovana.
Dopo questo episodio di "normale amministrazione" da parte di Israele che
stamattina abbiamo vissuto in prima persona, ma che quotidianamente
colpisce le vite dei Palestinesi che vivono a Gaza, adesso rimettiamo la
palla al centro : da domani al via le altre iniziative di sport e
solidarieta' in programma, alle atlete di Gaza la promessa che nessun
divieto ci fermera', ci incontreremo al piu' presto in Italia o a Gaza per
parlare il linguaggio universale dello sport, dell'incontro e della
cooperazione dal basso.



Nuovi stadi, nonluoghi simbolo dello sport moderno

Sport rebelde — Inviato da leo @ 14:55

Copio un articolo che ho scritto per euro08.noblogs.org diario da un paese nel pallone. Qui il link diretto all'articolo originale.

Nel corso degli anni la macchina economica che è penetrata pure nel mondo dello sport ha portato le società sportive a configurarsi sempre più come vere e proprie imprese economiche. Squadre quotate in borsa, contratti miliardari con sponsor e televisioni, giocatori pagati a peso d'oro.
Il business dello sport moderno sta avendo ovvie ripercussioni pure sul modo di fruire e concepire dei momenti di aggregazione come quello di andare allo stadio. Le partite si guardano principalmente alla televisione, la vittoria della propria squadra del cuore oltre ad un istante di effimera felicità potrebbe regalare una corposa vincita proveniente dal curcuito delle scommesse (a volte clandestine a volte legali, a dipendenza se è lo stato o meno a promuoverle).

Cambia anche il modo con cui le società sportive guardano al loro pubblico: non più e non solo come appassionato tifoso ma soprattutto come potenziale consumatore. Lo sport inteso quindi come fonte di guadagno, un'entità che entra a far parte a tutti gli effetti delle logiche di mercato e come tale necessita di proprie e specifiche strategie di marketing e di gestione.
Tra i vari aspetti legati a questo cambiamento nella concezione dello sport, vi è pure quello logistico ed infrastrutturale. Questa nuova concezione di manifestazione sportiva ha quindi portato alla necessità di un ripensamento e di una riprogettazione dei luoghi tradizionali in cui l'evento sportivo viene fruito: lo stadio.
Lo stadio da luogo di socializzazione, svago ed incontro diventa luogo di intrattenimento totale in cui la partita diventa semplicemente una delle tante attrazioni che questa infrastruttura offre e di cui lo spettatore-consumatore può usufruire.
Mentre fino ad un decennio fa lo stadio veniva inteso come luogo di socializzazione, ora per manager e dirigenti la manifestazione sportiva, come qualsiasi altro soggetto economico, deve essere fruttuosa in termini monetari.
 (Continua)

L'appello di Sport sotto l'assedio per il ripristino della pace a Gaza

Sport rebelde — Inviato da leo @ 17:39
 
Apprendiamo con angoscia dai media e dai racconti di quanti sono a Gaza, il dramma che si sta consumando in questi giorni a causa dei nuovi scontri armati tra le fazioni palestinesi.

Siamo le centinaia di giovani che animano la campagna di cooperazione sportiva denominata Sport sotto l’assedio che dal 2004 cerca di supportare le attività di alcune società sportive palestinesi. La nostra idea, rivoluzionaria per alcuni, è che praticare sport in condizioni di occupazione militare è una efficace forma di resistenza, ma anche e soprattutto una forma di crescita sociale e collettiva per gli adolescenti dei campi profughi, dei villaggi e delle città palestinesi.
Grazie all’esempio di tutti i ragazzi e le ragazze palestinesi che abbiamo incontrato abbiamo compreso che sport in Palestina vuol dire vivere! E vivere significa continuare a lottare.
Solo poche settimane fa, per il terzo anno consecutivo, siamo stati a Gaza, nella West Bank, a Gerusalemme in tantissimi è abbiamo visto con i nostri occhi le sofferenze di un popolo che da troppo tempo è vittima di ingiustizie e violenze da parte del governo israeliano.
Abbiamo conosciuto ragazzi che appartengono ad associazioni, università, movimenti politici che indipendentemente dalle loro idee credono tutti in un futuro di pace e giustizia che passi anche attraverso lo sport.

 (Continua)

Carovana di Sport sotto l'assedio - report Gerusalemme -

Sport rebelde — Inviato da leo @ 20:23
Dopo Gaza e Gerico, la Carovava per la sua ultima tappa, fa capolino a Gerusalemme.
Appena arrivati nella città simbolo delle tre principali religioni monoteiste, nonchè vero e proprio nodo nevralgico del contenzioso arabo islamico, ci rechiamo al centro La torre del Fenicottero.
Questo centro giovanile ubicato appena entro le mura, nel quartiere arabo della città vecchia, è gestito  da una società promossa e governata da palestinesi attraverso un comitato di gestione composto dagli stessi abitanti.
Il centro è l'unica presenza sociale, all'interno della città vecchia, dedicata alle fasce più deboli della popolazione che attraverso degli spazi aperti e dei servizi educativi e di aggregazione cerca di promuovere lo sport e la socializzazione tra i bambini palestinesi.

Durante l'incontro con il responsabile del centro ci viene comunicato che l'infrastruttura è a forte rischio di sgombero, a causa dell'ordine di esproprio emesso dalla Municipalità (israeliana) di Gerusalemme al fine di costruire nuove abitazioni per i coloni israeliani. L'ordine prevede la demolizione di 6 abitazioni private, adiacenti al Centro, la confisca di una parte del terreno dove si trovano un campo giochi attrezzato per i bambini ed una tenso-struttura, adibita a palestra e spazio polivalente, frequentato soprattutto da donne e ragazze del quartiere.
 
 (Continua)

Carovana di Sport sotto l'assedio - report Gerico -

Sport rebelde — Inviato da leo @ 21:49
La tristezza è un po' negli occhi di tutti/e quando giunti nuovamente al check point di Eretz ci tocca salutare i compagni e le compagne palestinesi. Prima di addentrarci nel tunnel gli dedichiamo un ultimo coro. È questo il nostro modo per ringraziarli per i 5 intensi e stupendi giorni che ci hanno fatto vivere.
Dopo circa 4 ore di attesa e minuziosi controlli riusciamo ad arrivare dall'altra parte del muro dove ad attenderci c'è un bus che ci porterà a Gerico.
Durante i controlli al check point, i nostri zaini una volta posti su un tapis roulant scomparivano per  poi riapparire decine di minuti più tardi, in molti casi aperti e con evidenti segni di perquisizioni, senza nemmeno un po' di discrezione... tanto ora si sa... ad Eretz privacy e diritti non sono di casa... Ma quello che personalmente mi ha colpito di più è stato il fatto di essere sistematicamente sottoposto ad un marchingenio degno dei migliori film di fantascienza.
Credevo che esistessero veramente solo nei film i tubolari verticali nei quali si entra e una voce metallica ti da le istruzioni che sono quelle di metterti a gambe divaricate, con le braccia belle tese, così da formare una x con il corpo e rimanere immobile fin quando il tubolare non ha terminato il suo secondo giro.
Mi sono dovuto ricredere, questi marchingeni esistono pure ad Eretz e purtroppo, quasi sicuramente, pure in altri schifosi posti come questo.
 (Continua)

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