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Ritornata la carovana

Sport rebelde — Inviato da leo @ 22:11
 
Come scritto nel post precedente, dal 23 al 30 marzo la carovana di Sport sotto l'assedio si è recata in Palestina

Dopo un inizio di carovana contrassegnato dal blocco ad Erez dei militari israeliani che hanno impedito ai 101 atleti di entrare nella Striscia di Gaza, il proseguo del viaggio nella West Bank caratterizzato da incontri culturali e sportivi ed iniziative è andato alla grande. Almeno così ci hanno raccontato i ragazzi/e del "contingente del Nord" della carovana che abbiamo recuperato all'aereoporto di Linate.
Tanti i ragazzi/e con i quali avevo fatto la carovana dell'anno scorso o che conoscevo perché durante il campionato sono saliti ad Ambrì a farci visita, molti pure quelli che non conoscevo e con i quali spero di condividere carovane future.
Quest'anno come detto non ho potuto partecipare alla trasferta e mentre in medio oriente la carovana portava il suo apporto e la sua solidarieta per sostenere la tenacia ed il coraggio di chi continua ad allenarsi, correre, confrontarsi e giocare sotto il peso di un assedio militare, io giocando a calcio su un campetto locale mi sono fatto male ad una caviglia ed ora sono "stampellato". Mannaggia lo sport mi verrebbe da dire:)
 (Continua)

A Gaza a pallone non si può giocare...

Sport rebelde — Inviato da leo @ 17:18

Mentre qui in Svizzera l'attenzione si sta focalizzando sugli ormai prossimi europei di calcio, in Palestina, lontano dai riflettori massmediatici e su campi decisamente meno ambiziosi e conosciuti 101 calciatori militanti stanno cercando in questi giorni di portare la loro solidarietà al popolo palestinese.
Due concezioni diametralmente opposte di concepire lo sport. Da una parte chi prendendo a pretesto "lo sport" cercherà di capitalizzare in termini monetari il più possibile e ha già colto l'occasione per introdurre nuove leggi che serviranno a reprimemere qualsiasi tipo di dissenso e di critica. Dall'altra chi vede nello sport uno strumento educativo di incontro, di confronto e di crescita oltre che a strumento di prevenzione e tutela della salute.

L'esperienza vissuta l'anno scorso in carovana è stata veramente molto toccante ed arrichiente dal profilo umano e culturale, grazie agli incontri con i palestinesi e quanto ci è stato concesso di vedere nei dieci giorni trascorsi tra la Striscia di Gaza e la West Bank [qui alcune riflessioni che ho scritto l'anno scorso al mio ritorno dalla carovana: Striscia di Gaza - Gerico - Gerusalemme]

Alla carovana di quest'anno (dove per il secondo anno consecutivo è presente pure un contingente svizzero... bella bossa!!!), che è partita sabato scorso è stata impedita ieri l'entrata nella Striscia di Gaza dal check point di Eretz. La motivazione fornita dai militari israeliani riguardava presunti motivi di sicurezza... come se agli israeliani fregasse qualche cosa delle persone intenzionate a solidarizzare con quel milione e mezzo di palestinesi che vivono in quel fazzoletto di terra di nemmeno 360 Kmq circondato da un muro vergognoso che rende a tutti gli effetti quella terra una prigione a cielo aperto.

Qui di seguito il comunicato della carovana, mentre qui sono disponibili le foto dell'attesa ad Eretz, qui una corrispondenza audio, qui una breve presentazione della campagna e qui il programma della carovana 08
Maggiori informazioni sul sito di Sport sotto l'assedio oppure quello di Jalla


DIVIETO DI GIOCARE 
Israele si permette ancora una volta di vietare di giocare una semplice
partita di pallone.
La delegazione di 101 atlete e atleti di Sport Sotto l'assedio sbarcata in
nottata in Palestina e giunta alla frontiera "illegale" di Erez all'alba si
vedeva negare per pretestuosi motivi riguardanti la nostra "sicurezza"
l'entrata a Gaza, l'unica sicurezza che il governo israeliano vuole e'
quella di poter continuare a perpetrare la sua politica di occupazione
criminale.
Di nuovo la popolazione di Gaza rimane isolata e delusa nella sua prigione
a cielo aperto: le ragazze della squadra dell'Universita' di Al Aqsa hanno
atteso invano le loro compagne e compagni italiani fermati alla frontiera
di Erez. Qui la carovana per 5 ore si e' presentata davanti ai cancelli
come era programmato e richiesto ormai da tempo, visto il primo diniego si
e' cercato addirittura un compromesso, quello di far entrare soltanto una
delegazione...NIENTE DA FARE l'ottusita' israeliana non ha voluto scendere
a nessun patto, anzi si e' dimostrata in tutto il suo misero splendore nel
cercare di vietare l'improvvisata partita di calcio fuori dal checkpoint e
le colorate e sonore proteste messe in campo dalla carovana.
Dopo questo episodio di "normale amministrazione" da parte di Israele che
stamattina abbiamo vissuto in prima persona, ma che quotidianamente
colpisce le vite dei Palestinesi che vivono a Gaza, adesso rimettiamo la
palla al centro : da domani al via le altre iniziative di sport e
solidarieta' in programma, alle atlete di Gaza la promessa che nessun
divieto ci fermera', ci incontreremo al piu' presto in Italia o a Gaza per
parlare il linguaggio universale dello sport, dell'incontro e della
cooperazione dal basso.



Politica ed informazione, chi tira le fila?

Insorgenze della comunicazione, Riflessioni — Inviato da leo @ 11:55
L'ansia che il tam tam sicuritario suscita nelle persone trova sempre più spazio sui mass media. O meglio, nella realtà in cui vivo sono molto spesso giornali, telegiornali e i meanstream in generale che con il loro martellamento mediatico creano questo sentimento di paura e di bisogno di maggior sicurezza.
Probabilmente fatti di cronaca e media agiscono per reciproca influenza e si autoalimentano in una voragine nella quale purtroppo faccio fatica a vedere uno spiraglio d'uscita...
 (Continua)

Nuovi stadi, nonluoghi simbolo dello sport moderno

Sport rebelde — Inviato da leo @ 14:55

Copio un articolo che ho scritto per euro08.noblogs.org diario da un paese nel pallone. Qui il link diretto all'articolo originale.

Nel corso degli anni la macchina economica che è penetrata pure nel mondo dello sport ha portato le società sportive a configurarsi sempre più come vere e proprie imprese economiche. Squadre quotate in borsa, contratti miliardari con sponsor e televisioni, giocatori pagati a peso d'oro.
Il business dello sport moderno sta avendo ovvie ripercussioni pure sul modo di fruire e concepire dei momenti di aggregazione come quello di andare allo stadio. Le partite si guardano principalmente alla televisione, la vittoria della propria squadra del cuore oltre ad un istante di effimera felicità potrebbe regalare una corposa vincita proveniente dal curcuito delle scommesse (a volte clandestine a volte legali, a dipendenza se è lo stato o meno a promuoverle).

Cambia anche il modo con cui le società sportive guardano al loro pubblico: non più e non solo come appassionato tifoso ma soprattutto come potenziale consumatore. Lo sport inteso quindi come fonte di guadagno, un'entità che entra a far parte a tutti gli effetti delle logiche di mercato e come tale necessita di proprie e specifiche strategie di marketing e di gestione.
Tra i vari aspetti legati a questo cambiamento nella concezione dello sport, vi è pure quello logistico ed infrastrutturale. Questa nuova concezione di manifestazione sportiva ha quindi portato alla necessità di un ripensamento e di una riprogettazione dei luoghi tradizionali in cui l'evento sportivo viene fruito: lo stadio.
Lo stadio da luogo di socializzazione, svago ed incontro diventa luogo di intrattenimento totale in cui la partita diventa semplicemente una delle tante attrazioni che questa infrastruttura offre e di cui lo spettatore-consumatore può usufruire.
Mentre fino ad un decennio fa lo stadio veniva inteso come luogo di socializzazione, ora per manager e dirigenti la manifestazione sportiva, come qualsiasi altro soggetto economico, deve essere fruttuosa in termini monetari.
 (Continua)

A volte ritorno...

Comunicazioni di servizio — Inviato da leo @ 14:50

Rieccomi!
Certo che tornare a scrivere su questo blog dopo mesi di assenza non è sicuramente sinonimo di costanza e regolarità, ma tant'è... meglio tardi che mai:)
In questo periodo mi sento particolarmente creativo, ho pure deciso di rivedere il template del blog. Quello di prima non mi dispiaceva ma avevo voglia di un look nuovo ed inoltre, per caso, mi ero accorto che usando Internet Explorer qualcosa non funzionava nella visualizzazione delle pagine del blog.

Mi piace così pulito e senza troppi sfronzoli. Nei prossimi giorni magari cambierò un po' i colori e farò delle piccole aggiunte.

Se qualcuno ha qualche consiglio o suggerimento mi scriva: leo[at]autistici[dot]org

 A presto:)


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